Giotto
La cacciata dei diavoli da Arezzo
Rappresenta "quando il beato Francesco vide sulla città di Arezzo molti demoni esultanti e disse al suo seguace (Silvestro, che era sacerdote): "Va, e in nome di dio caccia i demoni.. gridando presso la porta"; e come quegli obbedendo gridò, i demoni fuggirono e all'istante tornò la pace".
Sul lato destro della scena è rappresentata una cittadina che sorge su un’altura; al di sopra della bassa cerchia delle mura spunta un gruppo variopinto di case, addossate le une alle altre; nella cerchia delle mura si aprono due porte: una di costruzione elegante ed una di costruzione più semplice.
Numerosi diavoletti alati, simili a pipistrelli, scattano gridando dalle case verso l’alto e si allontanano verso l’estremità destra dell’affresco.
Sulla sinistra è rappresentata una chiesa dall’aspetto imponente, le cui dimensioni superano in altezza persino quelle della città di fronte. In basso, davanti alla chiesa, è inginocchiato San Francesco, rivolto in preghiera verso la città; davanti a lui, fra la chiesa e la città, è rappresentato in piedi un suo compagno, lo sguardo pure rivolto verso la città, con gesto energico egli parla ai diavoli fuggenti, non guarda né il nobile borghese sotto la porta principale né il modesto contadino che ,col suo asinello, si trova sotto la porta più semplice.
La scena è dominata dall’obliqua che parte dalle spalle di Francesco e termina fra i diavoli; una seconda obliqua, parallela alla prima, parte dalle mani giunte del Santo, sfiora la mano levata del suo compagno per terminare a sua volta fra i diavoli. Così Francesco è il punto da cui si sprigiona la forza che mette in fuga i demoni; questa forza parte dall’angolo in basso a sinistra, non dal centro del quadro.
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